Leggere e scrivere: è proprio necessario?

alfabetizzazioneMi chiedo se, dietro alle cifre impressionanti che riguardano la consistenza dell’illetteratismo in Svizzera, non stia nascosta da qualche parte l’illusione che si possa imparare e muoversi in modo autonomo nel contesto sociale, senza passare dallo scritto.

Le cifre sono eloquenti: circa 800.000 persone in Svizzera sono in grande imbarazzo con la lettura e la scrittura e una buona metà della popolazione non ha competenze sufficienti.

Un altro dato che ci fa riflettere: ogni anno in Svizzera dai cinquemila ai seimila giovani terminano il loro percorso scolastico con già un illetteratismo a carico.

Il tutto si traduce in un costo sociale di 1,1 miliardi all’anno perché le persone de-alfabetizzate sono più esposte al rischio della disoccupazione e devono ricorrere maggiormente alle prestazioni sociali.

Sciogliere il silenzio 

L’Associazione Leggere e Scrivere, che opera da più di vent’anni nella Svizzera italiana, oltre ad offrire corsi per le persone adulte che vogliono imparare a leggere e scrivere o semplicemente riconciliarsi con il linguaggio scritto e migliorare le proprie competenze, sollecita regolarmente l’opinione pubblica su questo problema di portata sociale, per far sì che si mettano in atto tutte le misure possibili per trovare delle soluzioni.

C’è pudore nelle persone toccate dal problema, che fanno fatica a riconoscersi i propri limiti e soprattutto a fare il passo verso una riappropriazione di competenze importanti come la lettura e la scrittura. Ma c’è anche una vergogna che la nostra società coltiva nello stendere un velo di silenzio imbarazzato sulla presenza pregnante dell’analfabetismo di ritorno tra di noi, malgrado il fatto che la nostra sia una società che propone la scuola obbligatoria per tutti, per almeno nove anni.

Per la nostra Associazione è importante fare in modo anzitutto che si parli di questo problema per non correre il rischio della dimenticanza, che si traduce in pigrizia intellettuale e in scarsa consistenza di gesti e decisioni che favoriscano una vera e propria politica della formazione di base.

I valori che sostengono queste necessità sono la dignità della persona, che comporta autonomia e il diritto ad una cittadinanza attiva, che si basi sull’accresciuta consapevolezza delle persone in modo che possano partecipare a pieno titolo alle decisioni che riguardano il vivere in società.

In questo senso ci sentiamo anche di chiedere l’aiuto di tutte quelle persone che condividono questi valori e che lavorano per la loro affermazione. Sono operatori di servizi, sindacalisti, membri di associazioni, docenti, imprenditori, conoscenti e parenti che, nella loro quotidianità, hanno l’occasione di avvicinare persone che si confrontano con i limiti che impone la scarsa competenza nel linguaggio scritto.

Parlare del problema dell’illetteratismo o, per usare il termine che utilizza Tullio De Mauro, della de-alfabetizzazione significa cominciare a porre le premesse per una presa di coscienza del problema e scalfire l’imbarazzo delle persone toccate dal problema. Se si dà ospitalità a chi si trova in imbarazzo con le parole, si comincia a riconoscere che il problema ci tocca come società.

Noi diamo molta importanza a quelli che possono assumere un ruolo di mediazione e, con la delicatezza che si impone, accompagnare le persone a decidersi per dei percorsi formativi che li mettano in grado di muoversi con maggiore libertà nel contesto sociale.

Capire insieme

Capire come mai siamo arrivati a questo punto ci invita a non cadere nella trappola di cercare capri espiatori. Ognuno deve poter fare la sua parte e cercare di mettere parole più precise sul tema, in modo che si possa nutrire la nostra immaginazione e la nostra capacità di pensiero su un tema così importante.

Sicuramente conta il valore sociale che noi attribuiamo alla lettura e alla scrittura, anche in termini di pratica concreta di queste competenze. Potrebbe essere utile interrogarci su come scriviamo e leggiamo.

La riflessione va orientata anche sul rapporto tra nuove tecnologie e lettura/scrittura e sulle necessità di integrare e non allontanare i diversi approcci alle capacità espressive delle persone.

Qui siamo veramente confrontati con questioni importanti che riguardano anche la scuola e le modalità con cui si possono continuare a proporre percorsi che invitano i ragazzi a leggere e scrivere, tenendo conto della forte consistenza di modi di imparare che si basano essenzialmente sul canale visivo simultaneo.

Non da ultimo abbiamo bisogno di tenere in forte considerazione il tema della consistenza e della varietà delle parole. Quotidianamente constatiamo che l’analfabetismo si traduce spesso nella perdita delle parole e nella riproposizione ossessiva di parole usate e abusate, per descrivere realtà e persone che meriterebbero parole più adatte, più precise. Se ci impigriamo sulle parole diventiamo tutti attori di una forma di analfabetismo che mette in discussione la convivenza sociale.

Sono evidentemente spunti che però possono sollecitare la nostra attenzione e la nostra partecipazione affettiva alla seria presa in considerazione del problema dell’analfabetismo di ritorno nella nostra comunità.

Paolo Buletti, formatore dell’Associazione Leggere e Scrivere
www.leggere-scrivere.ch
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agosto 2012