Learning by doing

aula- inform cfpDi Flavio Poggi, Microsoft MCAS – MMI – consulente informatico e docente.

Learning by doing: un’espressione inglese che significa letteralmente imparare facendo, ma che si potrebbe estendere anche a imparare dall’esperienza. Nella mia professione di docente di informatica applico senz’altro questo principio ai miei corsisti. Ogni partecipante ha infatti un suo vissuto, una serie di esperienze e competenze molto variegate. Due tra i metodi che mi piace applicare dipendono dalle conoscenze pregresse dei partecipanti.

Se mi trovo di fronte a dei principianti assoluti, propongo generalmente una breve spiegazione teorica chiara e semplice del concetto che intendo fare passare, seguita da una parte pratica che permette loro di provare immediatamente quanto spiegato, ma anche di farlo con degli esempi concreti, più vicini possibile al loro background formativo e professionale. Cercando esempi facilmente comprensibili, applicabili alla vita quotidiana del corsista, il concetto diventa meno ostico, più digeribile, anche perché l’utente probabilmente riesce già a vedere la soluzione a un suo piccolo problema e questo permette un apprendimento più efficace e diretto. Se devo seguire una noiosa lezione per la quale non vedo alcuna applicazione pratica, nessun vantaggio per me, molto probabilmente dopo pochi giorni non ricorderò più nulla.

Se invece mi trovo di fronte a un pubblico più esperto, posso chiedere ai corsisti di trovare la soluzione al problema direttamente dopo la mia spiegazione teorica. Questo permette loro di mettere in pratica i concetti acquisiti, analizzare diversi metodi perché hanno tutti gli elementi per farlo, e arrivare anche da soli alla soluzione più efficace del problema. In questo caso la riflessione e l’analisi effettuate dal partecipante permettono una migliore memorizzazione del concetto. D’altro canto sono convinto che soprattutto in azienda generalmente nessuno ti dice come svolgere un compito dalla A alla Z, ma dati gli elementi cardine del problema e l’obiettivo da raggiungere sta al collaboratore trovare la giusta soluzione. Per questo mi piace pensare che durante le mie lezioni non solo i partecipanti hanno la possibilità di apprendere come funzionano un computer o un dato programma, ma anche di fare un piccolo esercizio pratico di problem solving, che si rivelerà sicuramente utile anche nella loro vita professionale.

Fuori dall’aula oserei dire che il ruolo si inverte. Mi occupo infatti di consulenza informatica per i miei clienti, privati, istituti o aziende, che mi sottopongono le loro richieste, mi indicano quali sono le loro necessità, i problemi, gli eventuali limiti e ovviamente gli obiettivi del loro progetto. Il mio compito è di trovare la soluzione tenendo conto di tutti questi parametri. Sono però fondamentali l’intesa e la collaborazione col cliente, affinché la soluzione proposta sia efficace ed efficiente, ma non solo dal punto di vista informatico. Soprattutto in azienda è infatti fondamentale che la soluzione proposta si integri perfettamente con la cultura aziendale, con le buone pratiche in uso presso il cliente, che soddisfi le esigenze del management, ma al contempo sia di facile apprendimento e utilizzo da parte degli utenti, che devono poi essere formati ad utilizzarla (inutile dare loro una bella automobile se non sanno come si guida). Se non rispetta queste caratteristiche, anche la migliore soluzione informatica finirà presto “cassettizzata” perché gli utenti non riusciranno ad appropriarsene nel vero senso del termine, la percepiranno sempre come un elemento estraneo, come un bellissimo vestito tagliato e cucito su misura… ma per qualcun altro!

Nel complesso, la consulenza e la formazione aziendale presentano notevoli vantaggi per l’organizzazione, legati in primo luogo all’applicazione di una formula “Taylor made”, cioè un progetto strutturato perfettamente su misura per il cliente. Ciò implica in una prima fase l’accurata analisi dei fabbisogni, basata su necessità effettive e concrete della struttura e di chi vi opera. È importante osservare il problema da più punti di vista, come detto non solo da quello della struttura informatica, ma anche dei collaboratori: è fondamentale infatti riuscire a valorizzare il contributo dei singoli, anche tramite la formazione specifica, mettendo in evidenza le competenze che possono contribuire a raggiungere l’obiettivo finale. Questo approccio permette l’ottimizzazione del tempo quale risorsa, sia dal punto di vista di gestione e implementazione del progetto, sia da quello del ritorno d’investimento: investire in una consulenza / formazione personalizzata permette di raggiungere una maggiore efficacia ed efficienza professionale, di evitare errori, di prevenirli, di analizzare i possibili scenari, comprimendo i costi a beneficio dell’intera struttura. Affidandosi a un consulente specializzato che la segua nel tempo, l’azienda usufruisce di uno sguardo esterno attento all’evoluzione a lungo termine del progetto iniziale, che la aiuti a prevenire deviazioni, che sia a disposizione nelle fasi critiche di implementazione, che la supporti in caso di ulteriore ampliamento degli obiettivi, che la affianchi quando è necessario fare degli aggiornamenti, sempre facendo tesoro man mano delle esperienze e delle competenze già acquisite.