Aprirsi al dialogo

logo rubricaCome proteggere la propria salute di fronte a stress e disagio?

“Il malessere lavorativo si instaura con silenziosa progressività, a partire da segnali e sintomi che nella loro ordinarietà e sopportabilità possono apparire innocui, fino a determinare situazioni di maggiore gravità che comportano una compromissione di rilievo. 

Vigilare a esercitare attenzione su di sé

Espressioni come “non ne posso più”, “sono al limite”, “mi sento svuotato, non trovo più il senso di quello che faccio”, “mi sento solo, isolato, abbandonato”, “vado al lavoro con lo stomaco chiuso e un groppo alla gola”, sono ormai ingredienti abituali dei discorsi sul lavoro, tuttavia le situazioni che descrivono sono già campanelli di allarme che devono essere presi in considerazione nel loro significato anticipatore. Il primo atteggiamento necessario di cura di sé è allora una sorta di vigilanza, di attenzione rivolta a sé stessi. Una vigilanza sulla condizione emotiva, sui sentimenti, sullo stato psicofisico, sui pensieri, sulle relazioni, attenta ad intercettare i segnali anche più deboli di malessere e a dare loro voce e significato.  Riuscire ad essere vigili senza cedere all’imperativo della censura e del benessere è già una prima importante conquista.

Uscire dalla negazione, interrompere il silenzio

Un passo auto terapeutico di fondamentale importanza è incominciare a riconoscere la censura culturale nei confronti del disagio e infrangerla con coraggio, innanzitutto ammettendo nel proprio dialogo con sè stessi che si vive in una condizione di malessere e inaugurando con questo atto di apertura e rinascita la possibilità di parlare con altri del proprio vissuto.  Interrompere il silenzio sul proprio vissuto di malessere aprendo dialoghi con altri è un movimento fondamentale. Aprire dialoghi è interrompere una solitudine spesso disperata e rischiosa”. 

“La qualità della vita di lavoro in azienda: un investimento strategico per il presente e il futuro” Spunti, F. Cecchinato