Il formatore/trice diventa esperienziale? Un sogno che prosegue

logorubricaIn occasione della celebrazione del 20° dalla fondazione del CFP, abbiamo avuto il piacere di avere nostro ospite e relatore Piergiorgio Reggio. Proponiamo nella nostra rubrica uno stralcio dal suo testo ll quarto sapere, fortemente attinente il nostro lavoro: 

“La crisi della formazione oscura anche la figura del formatore, rendendola incerta, per molti versi ambigua e costretta a vivere contraddizioni che sembrano talvolta insanabili. Eppure la crisi della formazione, che si è visto essere determinata da fattori di carattere economico, politico, sociale e culturale – non sembra modificare la consapevolezza del proprio ruolo da parte di chi svolge funzioni formative. La gabbia mentale del processo lineare, che  inizia con l’analisi dei bisogni e termina con la valutazione dei risultati, continua ad essere vissuta come rassicurante, a condizione, però, di non voler vedere in faccia la realtà. Questa è diversa, è fatta di persone che – sul lavoro e nella vita sociale – imparano molto altro di diverso e di importante, rispetto a ciò che viene loro impartito come conoscenze predefinite nei luoghi formali dell’istruzione e della formazione. Le capacità di imparare superano di gran lunga quelle di insegnare; nonostante ciò sia empiricamente constatabile da chiunque si avvicini alle realtà della formazione, le conseguenze non vengono spesso tratte. Eppure, una consapevolezza nuova si sta facendo strada, riprendendo le radici più profonde dell’educazione. Il formatore che intende muoversi in una prospettiva di apprendimento esperienziale, è chiamato, a sua volta, ad un percorso di tipo (auto)formativo. Non si tratta di padroneggiare nuove tecniche e strumenti ma di incarnare una logica con la quale guardare le tradizionali pratiche formative per rigenerarle, oppure ideare nuove pratiche. La strada va cercata, inevitabilmente, a partire dall’esperienza come criterio ordinatore della nostra stessa formazione. Ciò può apparire impegnativo e, in certi momenti, disorientante, come lo è l’esperienza stessa. Rispetto a ciò occorre riconoscere le nostre resistenze e individuarle come fulcri di una forza che possa agire in senso differente. (..) Siamo costretti a sentire il rumore della vita e degli altri, ad interrompere il monologo e la spiegazione, perchè il dialogo possa iniziare. Ciò che non possiamo fare, se desideriamo trasformare la rabbia e la frustrazione in energie positive di apprendimento per noi e per gli altri, è rifiutare il “casino” della vita, provocato da tante voci di persone vive, insegnanti e allievi, insieme. Se questa è la prospettiva, allora la speranza che l’esperienza possa cambiare il nostro modo di fare formazione è ancora viva, e il sogno non finisce”.   

Il quarto sapere

Guida all’apprendimento esperienziale, Edizioni Carocci 2010.  

Piergiorgio Reggio