Disoccupazione - Non stare con le mani in mano

puzzle8È ormai argomento sulla bocca di tutti che il settore terziario stia subendo negli ultimi mesi una forte pressione dal lato occupazionale. La stagnazione dell'economia e la grande offerta di manodopera, anche ben qualificata, proveniente da oltre frontiera, costituiscono una miscela che alla lunga potrebbe rivelarsi veramente esplosiva per il tessuto sociale del nostro Cantone.

Negli ultimi mesi abbiamo incrementato il monitoraggio della situazione, in particolare nel settore impiegatizio. L'obiettivo primario è di avere dati sempre più precisi sulle tendenze in atto, con particolare riguardo alle cause che determinano la perdita del posto di lavoro e sulle esigenze espresse da queste persone disoccupate, in modo da non trarre conclusioni dettate soltanto dalle impressioni macroscopiche.

Abbiamo utilizzato a questo scopo un piccolo ma significativo campione di questo specifico settore, cioè gli impiegati di commercio iscritti presso gli Uffici regionali di collocamento, impegnati nelle due aziende di pratica commerciale di Lugano: Euromoda e Sudalpina, composto da 129 disoccupati.

La nostra micro indagine ha mostrato chiaramente che la causa principale della perdita del posto di lavoro per un impiegato d'ufficio è economica (32.56% degli intervistati. Un'altra causa significativa è data dalla somma di due fattori: le pressioni del datore di lavoro sommate ai motivi di salute (17.05%). Gli impiegati che dichiarano di essere stati sostituiti da altre persone (spesso, ma non sempre, frontalieri sono il 5.43% del campione. Altri due dati che ci sembrano importanti da analizzare sono:

      • la domanda di una maggiore formazione (55.81%)
      • la quasi totale assenza di idee e proposte da parte di questi impiegati, per risolvere il loro problema occupazionale.

Questi e altri dati saranno oggetto in futuro di ulteriori divulgazioni da parte nostra.

Alcuni commenti

Sempre come specchio della crisi, assistiamo al deterioramento di certi ambienti di lavoro e in definitiva del tessuto economico e sociale, con il risultato che un'alta percentuale di persone perde il posto di lavoro in maniera un pochino torbida (pressioni, stress indotto, pericolo di malattie psichiche).

La cosiddetta «sostituzione” dei lavoratori d'ufficio da questa indagine non emerge in maniera evidente, contrariamente alla percezione diffusa da parte della pubblica opinione. Questo non vuoi dire che qualche azienda con scarsa un eufemismo!) responsabilità sociale, non decida di attuare una tale pratica sistematicamente, e su questo tema non mancano le prese di posizione da parte dell'OCST.

La domanda di formazione che proviene da oltre la metà degli intervistati potrebbe essere letta a nostro avviso come una velata ammissione della propria debolezza dal lato professionale, che può aver contribuito alla perdita del posto di lavoro. Uno dei rimedi diventa l'impegno in percorsi di formazione in diversi ambiti. Ci sembra questo uno strumento utilissimo al miglioramento delle opportunità di impiego. In questo ambito le Istituzioni fanno già un grande lavoro ma molto ancora si può fare, superando la paura di investire risorse nella formazione, a tutti i livelli, e in particolare per i disoccupati.

Infine emerge una grande sensazione di impotenza davanti al fenomeno della disoccupazione, una specie di fatalismo dilagante che deve essere combattuto.

È necessario che chi ha perso lavoro si attivi immediatamente con ogni mezzo, innanzi tutto per reperire Idee e progetti nuovi per la propria vita. Non viviamo un periodo in cui si può aspettare che passi la piena del fiume dopo la tempesta per poi rimettersi all'opera. Occorre fare un grande esercizio di flessibilità e di coraggio, non tralasciando la possibilità di guardare a professioni diverse da quelle apprese sui banchi di scuola, ad esempio con delle riqualifiche mirate, per le persone più in avanti con l'età, che possono fare delle nuove scelte alla luce di una loro maggiore consapevolezza di ciò che l'economia vuole oggi. Occorre trovare un modo per accompagnare queste persone in queste scelte certamente dolorose per molti motivi. Per i più giovani invece l'acquisizione di esperienza fuori cantone può essere la carta vincente per contrastare chi preme alle nostre frontiere.

Queste proposte non sono sempre d'accordo però con gli attuali obiettivi della LADI (legge sull'assicurazione contro la disoccupazione) per cui riteniamo necessario un cambio di paradigma sia da parte dei disoccupati sia da parte del Parlamento, se (soprattutto nel nostro Cantone) non si vuole imparare a convivere con una disoccupazione cronicamente al di sopra del 4% .

Aldo Ragusa